Feb 06 2012
La fucina del diavolo di Ennio Valtergano
Di origine partenopea e torinese di adozione, Ennio Valtergano nasce come autore di narrativa nel 2007, dopo aver pubblicato in altra veste saggi e scritti su argomenti attinenti al campo del simbolismo e della dimensione socio-antropologica della cultura. Osservatore attento delle maschere che si avvicendano sul palcoscenico della commedia umana, Ennio Valtergano dà corpo ai suoi personaggi traendone l’anima dal contesto umbro-marchigiano e attingendo alla ricca tradizione popolare che affonda le radici in un passato denso di miti e suggestioni. Forte degli studi di sociologia e antropologia culturale, e di una preparazione ad ampio raggio dovuta a una brillante laurea in Scienze Politiche, l’autore non esita a immergersi nei risvolti più nascosti degli attori cui dà vita, lasciando trasparire al tempo stesso la propria permeabilità al fascino emanante dalla sibillina bellezza di paesi e borghi da lui a lungo frequentati e amati.
Sinossi de “La fucina del diavolo”
26 gennaio 1496. Nel cielo terso del Montefeltro si assiste a un fenomeno prodigioso: in pieno giorno la volta celeste è solcata da misteriose scie luminose precedute da una dozzina di boati, inspiegabili data l’assenza di nuvole. Qualche tempo dopo la gente della Valdinoce raccoglie alcuni sassi dall’aspetto insolito che, nell’immaginazione popolare, paiono scaturiti direttamente dalla fucina del diavolo. Su di essi si concentra l’attenzione di un manipolo di studiosi aderenti a un’organizzazione clandestina facente capo a Cornelio Adinolfi e alla quale non è estranea Eliside, enigmatica figura di donna nota ai più come la Signora del borgo. L’idea è che le misteriose pietre cadute dal cielo possano gettare nuova luce sulla natura dell’universo, una luce che spazzerebbe via le vecchie idee ancorate al sistema di pensiero aristotelico e incardinate nella concezione biblica del mondo.
Nel tentativo di recuperare i reperti di Valdinoce si inserisce un bieco disegno di vendetta e i misteriosi sassi diventano catalizzatori dei sentimenti più disparati, dal tradimento al senso dell’onore, dalla turpitudine all’abnegazione.
La vicenda è il seguito naturale di quella narrata in “La Signora del borgo” e anche qui, come del resto già nel primo romanzo di Ennio Valtergano, il lettore resterà affascinato dalla straordinaria figura di Giselle e dalla sua dimensione di donna senza tempo.
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